UNIVERSITA’ DEGLI STUDI “G. D’ANNUNZIO”

CHIETI - PESCARA

FACOLTA’ DI SCIENZE MANAGERIALI

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Corso di Laurea in Economia e Management

 

 

 

 

TESI DI LAUREA

 

La rappresentazione delle decisioni aziendali nella cinematografia

 

 

 

    Laureando:                                      Relatore:                       

    EDOARDO VULCANO                Chiar.mo Prof. ANDREA ZIRUOLO

 

 

 

 

 

ANNO ACCADEMICO 2009/2010

 

 

 

La rappresentazione delle decisioni aziendali nella cinematografia

 

 

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di Edoardo Vulcano

 

 

 

 

 

 

 

 

INDICE

 

Introduzione

CAPITOLO PRIMO

 Il cinema: considerazioni iniziali……………………………

1.1 - Quando la scienza economica diventa cinema………...

1.2 - Il sistema economico informativo globalizzato

1.2 - Is greed good?.................................................................

1.3 - L’informazione è un asset strategico…………………..

1.4 - La responsabilità sociale dell’impresa…………………

CAPITOLO SECONDO

 Il sistema delle decisioni aziendali ………………………….

Le diverse concezioni  del processo decisionale……….

Il modello decisionale di H.Simon..……………………

Il modello decisionale allargato………………………..

2.1 - Il sistema del management………………………………

Enron l’economia della truffa ………………………….

2.2 - Il sottosistema della pianificazione………………………

Applicare il Sun Tzu - La battaglia dei tre regni………..

2.3 - Il sistema delle informazioni……………………………..

2.3.1 - Il computer e internet……………………………

2.3.2 - Ecologia dell’attenzione…………………………

2.3.3 - Critica dell’attenzione……………………………

2.3.4 - Il conflitto paradigmatico………………………..

2.3.5 - La sostenibilità nell’ecosistema dell’informazione………………………………………..

CAPITOLO TERZO

La strategia d’impresa………………………………………….

3.1 - Chi prende le decisioni: la leadership strategica………….

Wall Street ………………………………………………

Sequenze………………………………………………...

Wall Street 2 – il denaro non dorme mai………………..

Conclusioni…………………………………………………….

Glossario

Bibliografia

Filmografia

Sitografia

Ringraziamenti

 

 

 

 

 

Alla mia famiglia

 

 

Edoardo Vulcano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Tutti vedono le cose del mondo meglio del cinema. Ma il vantaggio del cinema è che fa vedere ancora le cose del mondo”.

(Ennio Flaiano)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

INTRODUZIONE

 

Edmund Phelps, illustre economista, premio Nobel per l’economia nel 2006, ha dichiarato che:

“il cinema è una delle mie fonti di ispirazione…” non a caso i suoi libri e le sue lezioni sono spesso introdotte da citazioni cinematografiche[1].    

Questa autorevole testimonianza conferma l’utilizzo del cinema nella vita aziendale quale fenomeno sempre più diffuso, in particolare nel processo formativo.

         Le discipline umanistiche, le forme di espressione artistica quali cinema, letteratura, teatro, musica, arti figurative, influenzano una nuova cultura manageriale che spinge l’Impresa, le Istituzioni (SFC sistemi formativi confindustria – progetto formalib[e]ri) ed il mercato verso nuove frontiere intese come esigenza strategica di “reazione” ai continui cambiamenti, per comprendere quindi nuovi scenari, adattandoli e volgendoli a proprio favore, costruendo e migliorando costantemente le proprie conoscenze.

         Le lezioni frontali, su cui è basata la formazione tradizionale, sono destinate a essere reinventate nelle forme e nei contenuti, nei luoghi e nei tempi.

Almeno sei elementi determinano il risultato di una Impresa:

 

 

1.    MERCATO

2.    AMBIENTE

3.    PROGETTUALITA’

4.    ORGANIZZAZIONE

5.    MANAGEMENT

6.    IMPEGNO di RISORSE ECONOMICHE ed UMANE

A questi si aggiunge, quale elemento funzionale, la COMUNICAZIONE d’IMPRESA.

La COMUNICAZIONE d’IMPRESA ha un duplice significato:

1.    INTERNO

2.    ESTERNO

All’interno è MOTIVAZIONE, FORMAZIONE, ANALISI di se stessa e delle sue strategie.

All’esterno è PROIEZIONE di IMMAGINI[2] più o meno stimolanti e coinvolgenti.

Il linguaggio cinematografico utilizza la tecnologia per creare suggestioni ed emozioni.

Nella sua essenza è portavoce di messaggi, interpretabili quali strumenti utili alla formazione:

…il formatore è un “costruttore di “ponti” fra la realtà ed il cinema… nella utilizzazione del linguaggio cinematografico darà prevalenza al “know  why” rispetto al “know how”

 … smonta il film attraverso i propri costrutti semantici…

 … trasforma il film, collegandolo alle proprie esperienze personali e professionali.”

 (Prof. Angelo M. Franza - Università di Bologna)

L’IMMAGINE, dal latino Imago-imaginis, può essere ciò che si trasmette all’esterno perchè l’esterno ne prenda coscienza.

§     E’ possibile raccontare e interpretare l’impresa attraverso il cinema… capirne le problematiche, orientando al meglio il suo potenziale di risorse umane ?

§      È possibile ricavare spunti di riflessione e discussione su concetti chiave come leadership, cambiamento, competenze, creatività, carriera, complessità, missione, organizzazione, ruoli, talento, formazione, mobbing, gruppo, diversità, innovazione, ecc..?

“Il cinema è una finestra per guardare il mondo… contribuisce alla negoziazione fra noi e la realtà esterna, è quindi un “complemento oggetto”. (Prof. Gianni Canova)

“Ha principalmente una funzione esperienziale, ossia è un elemento con cui si interagisce in un’esperienza di crescita individuale, ci aiuta a diventare noi stessi e a riconoscere o rifiutare una determinata realtà.” (Prof. Giorgio Grossi)

Ciò considerato, si può ritenere quanto mai utile che il management  utilizzi il linguaggio cinematografico per “analizzare” alcune problematiche, traendone spunti di “dialogo formativo”. Mantenendo immutati i principi di base che individuano nella pianificazione, organizzazione, guida, coordinamento e controllo, il metodo scolastico più utile per la realizzazione d’Impresa, è opportuno sottolineare l’importanza di una corporate governance[3] che rispettando ogni regola economica, si proponga nel mercato in termini deontologici. Nella ricerca di esperienze, alcune dichiarazioni di esperti del settore hanno arricchito le nostre conoscenze sul tema: ne riportiamo i contenuti.

“Lo sceneggiatore Luigi Sardiello, direttore della rivista Film Maker Magazine, racconta come fare formazione attraverso il cinema, guidando i partecipanti ad una riflessione su argomenti scaturiti dalla visione del film “Witness – il testimone” di Peter Weir con Harris Ford, dopo averne proiettato una parte. Questa esperienza lascia emergere il grande potenziale del linguaggio cinematografico, soprattutto per quanto riguarda la capacità di suscitare emozioni e di stimolare il brainstorming…” è una creativa tecnica di gruppo utilizzata per far emergere idee volte alla risoluzione di un problema.

“Andrea Piersanti, per tre anni presidente dell’Istituto Luce, partendo dalla proiezione di vecchi filmati d’archivio, mette in evidenza la dicotomia tra linguaggio verticale e linguaggio orizzontale ovvero la necessità di coniugare fruitori di nicchia e pubblico di massa, integrando contenuti specifici con contenuti generalisti. Piersanti disegna alcuni scenari per il prossimo futuro, ipotizzando che le brand-tv possano aiutare le aziende a superare la distanza tra comunicazione interna ed esterna e a integrare in un unico sistema formazione, comunicazione e marketing.”

Queste documentazioni, condivise per finalità, confermano nel valore un metodo che utilizzi i brani cinematografici consentendo:

 

1.     alla COMUNICAZIONE ed al MARKETING di integrarsi in UNICO SISTEMA FORMATIVO,

2.     alla FORMAZIONE interna di creare nuovi spunti di interesse e di supporto nella rivitalizzazione del sistema didattico,

3.     al MANAGEMENT di offrire nuove idee di organizzazione,

4.    all’ORGANIZZAZIONE di analizzare i costrutti delle relazioni e dei processi transazionali.

 

Questo elaborato è proposto in tre capitoli che sono, tra l’altro, una raccolta di autorevoli pareri sui temi. Sono volutamente trascritte, in termini integrali, alcune parti, condividendone pienamente concetti e contenuti, ciò al fine di rappresentare un esaustivo abstract quale minuziosa oltreché illuminante ricerca sull’argomento.

 

 

Edoardo Vulcano

 

 

 

 

 

CAPITOLO I

 

Il cinema: considerazioni iniziali.

L’utilizzo del materiale filmico sollecita un’elevata attività dell’individuo, sul fronte del pensiero così come su quello delle emozioni. È proprio questo duplice ordine di stimolazioni a creare le condizioni per l’avvio di un significativo processo di analisi e di apprendimento.

A tale riguardo è stato adottato un sistema articolato in cinque fasi, volutamente distanziate nel tempo, che consentono di assimilarne i contenuti finalizzandole agli obiettivi:

1.                Scelta di problematiche economico-finanziarie il più possibile rispondenti alla nostra attualità;

2.                Visione completa dei film in termini di percezione soggettiva dei messaggi e delle emozioni che gli interpreti, le musiche, le scene sono in grado di procurare;

3.                Visione di parti dei Film che rappresentino i personaggi nelle loro aspirazioni e nei loro obiettivi;

4.                Analisi, comparazione e critica degli effetti economico-sociali procurati dalle azioni dei personaggi “chiave”;

5.                Ricerca di spunti utili alla costruzione di un “dialogo formativo”.

         Il percorso non è semplice: in particolare la fase 4 richiede numerosi approfondimenti e configurazioni di negoziazione nella gestione dei conflitti[4] per acquisire le necessarie competenze e stimolare la crescita professionale.

Il processo di realizzazione d’impresa richiede un’attenta analisi dell’idea ed una progettualità temporale che vede in un’appropriata gestione manageriale la  valorizzazione delle necessarie risorse umane ed economiche.

Questo primo concetto, applicato all’impresa ed al suo management [5], rende quanto mai evidente una connessione tra più elementi umani ed economici, trasmissibili anche per immagini cinematografiche.

         A tale proposito è giusto porre in evidenza che situazioni esterne all’impresa, vale a dire contingenze socio-economiche, abbiano in questo processo, notevole rilevanza.

Nell’intraprendere il percorso, è opportuno porsi più domande:

·                   Quali obiettivi raggiungere?

·                   Come articolare  l’argomento?

·                   Da chi acquisire pareri autorevoli?

Ed inoltre:

 Come sviluppare  il tema  in prospettive utili ed adeguate al nostro tempo?

         In questa sede vi è l’obbligo di chiarire, senza presunzione che:

         “il cinema non esiste in quanto entità oggettiva a sé stante. Esiste invece nella testa e nel cuore di noi spettatori-consumatori.”

“Se il cinema è scelto soprattutto nella sua capacità di rispecchiare la quotidianità pur se accentuata, qua e là, “ad effetto”, ciò sarà raramente un errore: quasi sempre anzi riuscirà a imprimere al percorso di apprendimento un qualche sorprendente impulso”.

Per questo motivo, proprio ben sapendo che la realtà ha buone probabilità di superare la fantasia, è utile  considerare il cinema un punto di partenza.

         Questa tesi basa le sue fondamenta sull’uomo, sugli status e sui paradigmi a cui l’uomo può ispirarsi, sui modelli, i piani e le congetture che l’uomo, in una “comunità economica”, può utilizzare per raggiungere i suoi obiettivi, su come il mezzo di comunicazione cinematografica può essergli di supporto pratico e non solo emotivo.

Come può il cinema rappresentare le decisioni che rivoluzionano la storia?

Il regista David Fincher, da sempre orientato alla ricostruzione di fatti di cronaca, ricostruisce la vicenda Facebook, in un racconto intrecciato di dibattimenti, patteggiamenti e fatti reali, affidandosi all'inespressività di Jesse Eisenberg, che interpreta il suo Zuckerberg, in un contesto di lotta legale, espressione anche di sopraffazione di classe. L'idea più chiara di David Fincher è che Mark Zuckerberg dando alla parola "amico" un altro significato, più allargato e lieve, nonostante il successo di Facebook alla fine dei conti rimane solo: chi ha ideato il network della socialità per eccellenza è una persona socialmente inabile, anche per i bassi standard dei nerd accademici, e una delle spinte più forti nella sua corsa non è tanto il desiderio di arrivare, quanto la sua frustrazione sociale. Una nuova imprenditoria fondata su un sistema tecnologico che entra o può entrare nella vita delle persone per mutarne le abitudini, su una volontà di successo a modo proprio, con i party in ufficio, le selezioni del personale fatte in base a chi meglio resiste all'alcol e i biglietti da visita con gli insulti. Mark Zuckerberg, il più giovane miliardario della storia crea il social network più usato al mondo. Nel 2004, lo studente di Harvard con poche doti sociali, crea Face smash: un’applicazione che fa il giro dei computer di tutta l'area. Zuckerberg viene multato per aver violato i sistemi di sicurezza, ma il suo nome è ormai sulla bocca di tutti e due suoi colleghi, appartenenti al club più importante del college, lo contattano per chiedergli di realizzare una loro idea. Zuckerberg non lo farà ma prenderà spunto per migliorarla dando vita alla prima versione dell’odierno Facebook. Da questo momento ha inizio una battaglia legale senza esclusione di colpi per il riconoscimento della paternità del sistema che dopo soli pochi mesi è diventato una macchina da soldi. The Social Network è il primo film a riportare senza clamore o sottolineature arroganti un dato di fatto della modernità, ovvero che la vita in rete (ciò che si fa, si legge e che accade online) per una certa fetta dell'umanità ha la medesima importanza della vita reale.

1.1 - Quando la scienza economica diventa cinema

La cinematografia si è spesso interessata di fenomeni economici di particolare impatto sociale, traendo spunti rappresentativi da “eventi reali”, che hanno contribuito alla evoluzione della nostra società.

Un significativo esempio pare il monologo di John Nash nel film“A beautiful mind”, vincitore di quattro Oscar è ispirato all'omonima biografia di Sylvia Nasar. La pellicola trae spunto dalle travagliate vicende del grande matematico John Nash, premio Nobel nel 1994 per l’Economia, che nel suo monologo propone l’evoluzione della “Teoria dei Giochi”[6]: una vera rivoluzione della teoria economica in questione, rappresentata in termini singolari ed esaustivi.

 

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La scena si svolge in un pub, dove i giovani studenti dell’Università di Princenton cercano di “agganciare” alcune colleghe, tra cui un’avvenente bionda. Hansen (Josh Lucas) ricorda che “l’ambizione individuale nella competizione avvantaggia il bene comune”, così come aveva affermato Adam Smith, secondo lui “padre della moderna economia”. Nash (Russell Crowe) controbatte, definendo “incompleto” il concetto affermato dall’amico ed introduce la “Teoria delle dinamiche dominanti”. Questa scena, apparentemente “goliardica”, può rappresentare un interessante spunto di discussione in ambito aziendale, poiché sono ben chiari gli obiettivi; può identificare il concetto di team ove varie intelligenze sono coinvolte in un confronto “strategico” ed in un’analisi programmatica…salvo VERIFICA dei RISULTATI ! 

L’intervento di John Nash si impone come la soluzione più efficace: “Adam Smith va rivisto! Perché se tutti ci proviamo con la bionda ci blocchiamo a vicenda. E alla fine nessuno di noi se la prende. Allora ci proviamo con le sue amiche e tutte loro ci voltano le spalle, perché a nessuno piace essere un ripiego. Ma se invece nessuno ci prova con la bionda, non ci ostacoliamo a vicenda e non offendiamo le altre ragazze. È l’unico modo per vincere. L’unico modo per tutti di *******! Adam Smith ha detto che il miglior risultato si ottiene quando ogni componente del gruppo fa ciò che è meglio per sé, giusto? Incompleto. Incompleto! Ok? Perché il miglior risultato si ottiene quando ogni componente del gruppo farà ciò che è meglio per sé, e per il gruppo! Dinamiche dominanti, signori. Dinamiche dominanti! Adam Smith…Si sbagliava!”

Un altro esempio di produzione cinematografica ispirata alla realtà socio-economica, è la cronaca del fallimento della Barings Bank  a metà degli anni novanta.

Questi i fatti realmente accaduti:

Nicholas "Nick" Leeson, trader inglese tra i primi a negoziare contratti futures ed altri derivati, procura il fallimento di questa antica e prestigiosa banca del Regno Unito.

Giulietto Chiesa e Marcello Villari, eminenti giornalisti ed esperti di economia, in “I pilastri del turbocapitalismo”[7] così descrivono l’evento:

“Mattina fredda e nebbiosa di un lontano febbraio, quello del 1995. nel quartier generale londinese della Barings c’è molta animazione. Sembra che alla filiale di Singapore sia successo qualcosa di grosso. Si mormora di un buco vertiginoso, da 1,4 miliardi di dollari. Eppure molti non ci credono, perché la piazza di Singapore è tenuta da quel giovane genio della finanza che si chiama Nick Leeson. Un piccolo mago che aveva guadagnato l’anno precedente dai 2 ai 5 milioni di dollari in commesse con operazioni ben assestate sui derivati.

Passano le ore e la notizia si conferma, il buco c’è, eccome!

Il mago ha sbagliato: aveva creato una “posizione lunga”, cioè aveva ammassato contratti future di acquisto sull’indice Nikkei della Borsa di Tokyo, da mesi in ribasso, scommettendo su un rialzo. Invece non è andata così, il rialzo non c’è stato, complice il terremoto di Kobe che, a gennaio aveva mietuto 5000 vittime e fatto crollare i mercati finanziari.

Il gioco scoppia come una bomba in mano a Nick Leeson: i suoi contratti non possono essere più venduti, lucrando sulla differenza. La Barings è costretta a chiudere la sua storia centenaria ed è acquistata da un gruppo olandese per una sola sterlina.

Leeson sarà condannato a sei anni di reclusione dal tribunale di Singapore, ma la sua vicenda è trattata dai media come la commovente storia del figlio di un imbianchino alla ricerca del riscatto sociale. Un riscatto-premio che avrebbe dovuto compensare l’infanzia modesta con auto di lusso e belle donne”.

La descrizione di questo “dramma finanziario”, il cui responsabile è quasi “giustificato” dai mass-media, ispira una produzione cinematografica (Rogue trader - “Broker canaglia”) in cui Leeson appare come un “simpatico monellaccio, un po’ genio, un po’ furfante”, in termini “buonistici”…quasi affascinante!

Nel film spicca la figura carismatica di questo trader che a metà degli anni '90 si diverte a "giocare d'azzardo" con i soldi della banca più prestigiosa del Regno Unito invece di fare quello che gli è richiesto.

Nel film lo spettatore corre il rischio di affezionarsi a lui, soffrire con lui anche quando sono manifesti i suoi errori:

 spera che prima o poi la situazione si risolva positivamente o che addirittura alla fine il giovane ne tragga un qualche vantaggio.

In realtà sarebbe più opportuno mettere in risalto due aspetti:

1.     Il primo di carattere economico-finanziario

investimenti poco oculati e la crisi dei mercati finanziari hanno portato il giovane e la sua squadra a registrare perdite mai immaginate prima,

2.     il secondo di carattere psicologico

il disagio psicologico dovuto alla morte del figlio che attendeva con gioia, lo mandano definitivamente “fuori di testa”.

 

Inoltre è bene ricordare che: il terremoto di Kobe, che distrusse il Giappone nel 1995, ed il rapido crollo del mercato azionario, procurarono a Leeson una perdita di 500 milioni di sterline in poco meno di un mese; questa cifra sommata a quella occultata dal trader nel periodo 1992-1995, portò ad un valore totale molto prossimo a 1,3 miliardi di sterline, più che sufficiente per provocare la bancarotta e il definitivo fallimento della Barings Bank. Il Cinema, per “abilità” del regista e “capacità espressiva” del protagonista, trasmette l’evento in termini di “cronaca attenuata”. Nel film “I pirati di Silicon Valley” del 1999 di Martyn Burke si racconta  in forma di cronaca romanzata, come i giovanissimi Jobs e Gates, nella metà degli anni settanta, realizzano il sogno di creare un pc: una complicata competizione che culminerà nel 1984 con l'introduzione del popolare Apple Macintosh e il trionfo dei sistemi operativi della Microsoft sulla Apple.

Il Film mette in evidenza scelte da miliardi di dollari, affaristi che vendono idee, imprenditori che rifiutano le idee dei ragazzi. Il giovanissimo Gates, tra il ‘68 e il ’69, in piena contestazione studentesca contro la guerra, l’autoritarismo e l’imperialismo, si interessa di strumenti per l’elaborazione dei dati, creando nella sua scuola, con il suo amico Paul Allen, un software per un primitivo computer. Nel 1972 Gates ed Allen fondano una società, la Traf O Data e riescono a vendere un computer che registra e analizza i dati sul traffico automobilistico. La leggenda vuole che Paul abbia visto su “Popular Elettronics” una pubblicità del nuovo microcomputer Altair licenziato dalla MITS computer, lui e Bill cominciano a scrivere una versione di BASIC usando le attrezzature di Harvard: è il primo piccolo successo. Gates lascia l’università di Harvard e si trasferisce insieme al suo amico in Nuovo Messico, vicino alla sede di MITS, per la quale sfornano sempre nuovi programmi. Nel 1975 i due amici danno vita a Microsoft con una partnership 60-40 a favore di Gates come riconoscimento del ruolo maggiore che questi ha avuto nell’elaborazione del primo prodotto, Microsoft Basic. I due giovani intuiscono che prima o poi il computer sarebbe stato presente in ogni ufficio, o perché no, in ogni famiglia e che le sue applicazioni sarebbero state infinite. Soprattutto intuiscono prima di altri la rivoluzionaria funzione dei microchips, esponenziale memoria e capacità dei calcolatori.

La richiesta di nuovi software è il nuovo business!

A differenza di altri “piccoli geni” dell’imprenditoria informatica, Allen e Gates,  preferiscono concentrarsi nel linguaggio, anziché inventare nuove macchine o unire hardware e software in modo così simbiotico da rendere per sempre l’uno tributario dell’altro, come fa quasi nello stesso periodo Steve Jobs, che fonda in un garage la sua azienda Apple, destinata a diventare una delle più importanti, anche se condannata a restare in seconda fila. La scommessa di Gates e Allen, esattamente opposta a quella di Jobs e apparentemente più modesta, alla lunga risulta vincente perché punta sulla flessibilità e sulla adattabilità.

L’obiettivo non è un prodotto, ma uno standard da imporre e applicare a più prodotti.

Per lo storico Randall E. Stross, che ha avuto accesso agli archivi di Microsoft, Gates è il nuovo Henry Ford.

“Come l’industriale dell’auto, Gates è convinto che la chiave del successo sia condensata in tre parole:

“volume volume volume”.

Introducendo un nuovo prodotto su larga scala ha modificato il mercato e il modo di lavorare.

Windows, insomma è per l’industria e per i consumatori quel che fu il modello T della Ford, che spinse tutti gli americani in automobile, tanto che, vista l’enorme richiesta, fu necessario approntare in fabbrica una innovativa “catena di montaggio”. Gates disdegna il passato e guarda solo al futuro, proprio come il vecchio Ford; per i suoi nemici  è il nuovo Rockfeller: Microsoft ha ormai il monopolio totale nel suo mercato, come lo aveva Standard Oil sul petrolio all’inizio del secolo.

Molti lo hanno paragonato a T. A. Edison: inventore e manager con più fiuto degli affari che genio tecnologico; come lui si è messo al fianco veri scienziati ai quali affidare la ricerca e lo sviluppo del prodotto. Ciò nonostante secondo molti analisti, l’era del personal computer sta per tramontare: la macchina che ha dominato gli anni ’80 e ’90 lascia il posto ad un’intricata rete tecnologica: nuovi televisori interattivi, videofonini, telefoni cellulari, smartphone, work stations, tutti connessi l’uno all’altro e, naturalmente, via Internet. Questa nuova frontiera viene chiamata “pervasive computing”, offrendo la possibilità di un clamoroso ritorno per i giganti del passato, da IBM a NEC, da Hitachi a Sony e Philips, e soprattutto tendente a ridimensionare Microsoft e Intel che non avranno più in questo nuovo mercato una posizione dominante. L’odierna realtà è il pervasive computing: Internet, Facebook, Youtube, il Bluray, l’HD, Tv 3D, Yoostar, Wii, e Kinect (Xbox). Le barriere tra cinema e videogioco e internet  sono sempre più labili, sia da un punto di vista grafico e narrativo, sia da un punto di vista tecnologico e della fruizione del mezzo (Gamer - 2009 diretto da Mark Neveldine e Brian Taylor). Tra poco uscirà infatti un servizio video che consentirà, in poche parole, di inserire la nostra faccia all’interno del nostro film preferito. “Insomma, faccia e movimenti all’interno di un popolare film per la modica cifra di lancio di soli 170 dollari”, interattività totale, Etc, etc…Ma già con Second Life e The Sims[8] siamo di fronte ad una digitalizzazione dell’individuo attraverso avatar costruiti sulle caratteristiche psicofisiche dell’uomo. Sembra coerente una riflessione quale:

Le imprese al giorno d’oggi controllano le nostre vite: decidono cosa mangiamo, cosa vediamo, cosa indossiamo, dove lavoriamo e cosa facciamo. Siamo inesorabilmente circondati dalla loro cultura, dalla loro iconografia e dalla loro ideologia”, condizionando la nostra esistenza attraverso edifici imponenti e raffinati apparati simbolici.

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corporation

 

 

 

1.2 - Il sistema economico-informativo globalizzato.

Edward Nicolae Luttwak, economista statunitense, esperto di strategie militari e di politica estera, interpreta in modo teorico il porsi degli Stati in una nuova struttura economica globalizzata.

Il capitalismo, non più minacciato da un’ideologia neppure limitato da frontiere tra Stati,  è definito da Luttwak  “turbocapitalismo” o terzo capitalismo perché successivo alla rivoluzione industriale (primo) ed al welfare State (secondo). Se pensiamo che cento anni fa, il trasporto di uomini e cose (ferrovie, auto, aerei), rappresentava il volano dell’intera economia industriale, cambiando la vita dell’umanità, e che oggi lo stesso ruolo viene svolto dal trasporto di pensieri, parole e immagini, possiamo evidenziare che l’attuale economia dell’informazione è mutata per ritmi di ciclo economico e nuova classe dirigente: al posto di Rockefeller, Carnegie, Vanderbilt, J.P. Morgan, i padroni del vapore che hanno gettato le basi della potenza americana, ci sono Gates, Jobs, Murdoch; Turner, Redstone, Bronfman, Eisner (l’uomo che guida la Disney), Spielberg, Zuckerberg. Essi dominano i computers, la televisione, i telefoni, il cinema, il web, spingendosi fino a condizionare il modo in cui trascorrere il tempo “libero”: i nuovi “robber barons” come li definisce Stefano Cingolani nel suo “Guerre di Mercato”. Il premio Oscar per il miglior corto animato del cinema americano nel 2010 è stato vinto da tre francesi (François Alaux, Hervé de Crécy e Ludovic Houplaine) con Logorama:

una divertente rappresentazione (uno scenario virtuale) del nostro “verde-blu pianeta vivo”.

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La storia si svolge in una città immaginaria, per l'appunto Logorama, in cui tutto è ricostruito utilizzando i loghi dei marchi piu famosi, i golden arches tipici di:

Mc Donald, Pizza Hut, l'omino Michelin, il baffo di Pringles, Sega, Blockbuster, Coca Cola, Diesel, l'alberino di Arbre Magic o la conchigliona di Shell etc. etc., in totale circa 2500 loghi.

Questa è la rappresentazione cinematografica del turbocapitalismo.

Il cinema, in questo contesto, sviluppa argomenti adeguandoli al sistema: soddisfa non solo un bisogno ludico, un momento di svago, un’emozione, ma rappresenta un “atto concreto” nel processo di comunicazione  (nel nostro caso interpretabile in termini economico-aziendali).

         I personaggi del film rappresentano ruoli, status, stereotipi, che vengono fuori, se pur nella “finzione” cinematografica”, con caratteristiche mirate ed una logica nell’intreccio della trama.

 

 

1.3 - Is greed good?

“I soldi non dormono mai”; “Qui si tratta di soldi, ragazzo, il resto è conversazione”;“Non sarai tanto ingenuo da credere che viviamo in una democrazia, vero Buddy?È il libero mercato e tu ne fai parte.”.

Queste frasi, forse un po’ ad effetto,  fanno parte di un nuovo dizionario della “cinerealtà”: potremmo definirle celebri perché fanno riflettere sulla reale compatibilità tra il cosiddetto "turbocapitalismo" finanziario e l'essenza stessa della democrazia. I confini tra fantasia e realtà, nel mondo della celluloide, sono spesso molto sottili. Sul mondo della finanza d’assalto, la cinematografia si è arricchita negli ultimi due decenni con la comparsa di "Wall Street" di Oliver Stone uscito nel 1987, anno dell'originario "black monday", un vero film-pilota nel suo genere.

Gordon Gekko, magnate della finanza, speculatore cinico del mercato mobiliare-immobiliare, indicando a Buddy un palazzo dice: “Vedi Sprint, quello è stato il mio primo investimento immobiliare. Quando l’ho venduto ho guadagnato 800.000 dollari al netto delle tasse. Allora pensavo che quelli fossero tutti i soldi del mondo. Oggi li guadagno in un giorno”.

Il cinismo di Gordon Gekko espresso dalla celebre battuta "Greed is good" non viene messo in discussione per almeno un decennio e ripreso da "The game"(1997) di David Fincher con lo stesso Michael Douglas alias "Gekko" che ribadisce l'assenza di regole come condizione di un mondo dove tutto è truccato ed anche Dio quando gioca a dadi, per dirla con Einstein, lo fa con dadi truccati. L'anno successivo in pieno boom di net-economy esce "La formula" (1998) diretta dal celebre drammaturgo David Mamet che contiene una battuta, la dice il protagonista Jimmy, emblematica di una verità implicita nel mondo della finanza "quando due parti si siedono per un accordo, ciascuna di esse si aspetta che l'altra parte cerchi di imbrogliarla". E' la metafora di un'innocenza ormai perduta espressione di un momento storico epocale allorquando era in atto una vera e propria nuova corsa all'oro nella "Silicon Valley". I sensi di colpa, la finanza al cinema inizia a metterli in scena la fine del secolo scorso con "Insider"(1999) di Michael Mann che denuncia come l'industria del tabacco abbia nuociuto a milioni di americani (e non solo). E ancor più nel cambio di millennio con "1 Km da Wall Street"(2000) che fin dal titolo fa capire la presa di distanza dallo spirito celebrato a Wall Street. La battuta - ci sono azioni e "azioni" - esprime la crisi del diciannovenne Seth Davis che dopo essere diventato un broker di successo si dissocia dallo spirito affaristico quando scopre di essere in procinto di rovinare l'esistenza di un cliente, a cui ha fatto illusorie promesse di guadagno. E' un film di denuncia sulle derive della finanza "net economy" sostenuta da bolle speculative fatto da un giovane regista Younger. Ma sono film di denuncia light rispetto alla forza vibrante del docufilm sul "caso Enron"di Alex Gibney (2005), resoconto del più grande scandalo finanziario della storia statunitense paradigmatico della finanza attuale. Come indica il sottotitolo, ossia l'economia della truffa, viene evidenziato il nesso tra bilanci truccati, risparmiatori truffati, dipendenti licenziati e prosciugati della loro pensione in meno di un mese.

Come agirebbe oggi Gordon Gekko?

In una “società globalizzata” disporrebbe di Internet, di Blogs, di Forum…una enorme cassa di risonanza…. il suo “grido” verrebbe udito (letto) in ogni angolo del mondo. Potrebbe sfruttare i villaggi finanziari virtuali per spingere in alto il prezzo della Anacott Acciaio e far “sputare” una marea di milioni al suo acerrimo nemico Sir Lawrence Waldman, pur di ottenere il controllo della società. Pensiamo a quanti “cloni” di Gordon Gekko viaggiano oggi in rete, “consigliando” quello o quell’altro titolo solo per “creare” mercato. Saranno sempre gli “squali” a vincere (se non vince Gekko, vince Sir Waldman… cambia poco)? Perché chi ha i soldi comanda… e gli altri si “adeguino”… (se vogliono sopravvivere) perché comunque i cosiddetti squali “non creano, posseggono”.

“L’informazione è avvolta in carta velina, come un amaretto”

Ai “poveri” mortali non rimane che cercare di “intuire” cosa vorrà il mercato[9].

1.4 - L’informazione è un asset strategico

Oggi il linguaggio informatico e l’utilizzazione del computer nel campo dell’economia aziendale e nell’area teorico pratica del management è un sistema entrato ormai nel rutinario di una Impresa, lo afferma Umberto Bertini  che interpreta l’Azienda come una “congregazione sui generis complessa ed articolata per sottosistemi”[10]:

1.     capitalisti

2.     dirigenti

3.     lavoratori

In questo ambito si sono generati enormi interessi tra i produttori di Software ed Hardware, creando rivalità, congiure, trabocchetti, finalizzati “al profitto per il profitto”, prevaricatore spesso della finalità del prodotto, interpretato come “sostituibile” all’uomo o, molto peggio, all’etica professionale che regola una civile convivenza nel mercato.  L’impresa vive di informazioni sulla concorrenza, di conoscenza del mercato,  di acquisizione e fidelizzazione della clientela; si rafforza ammodernandosi nella produzione; individua nuovi luoghi di insediamento; si rinnova in termini tecnologici; apre nuovi mercati, etc, etc. Che il fare impresa possa trasformarsi in  un “fenomeno sociale deviato” lo hanno dimostrato le parole di Bill Gates,  fondatore di Microsoft,  a Steve Case,  il “boss” di America On Line. Il primo, come raccontano attendibili testimoni, “senza toni minacciosi, anzi tranquillo ed apparentemente gentile”, cerca di costringere l’avversario alla resa[11]: “io posso comperare il 20% della tua azienda, oppure tutta; o posso andare avanti per conto mio e seppellirti”.

E’ una interpretazione disumana del progresso tecnologico applicabile al miglioramento della produzione aziendale ed all’ottimizzazione delle risorse:

“i gangli cerebrali attraverso i quali parla windows: un cervello unico per il pensiero unico”, non sono i gangli cerebrali dell’Homo Sapiens Sapiens, bensì di un suo surrogato che interpreta la sconfitta o la vittoria finale solo in termini di potere “nel controllo dell’autostrada informatica che consentirà di collegare il televisore, il telefono ed il computer”.

“Gates sfruttando la propria conoscenza tecnologica e la grande comprensione della dinamica industriale sviluppa nel frattempo una formidabile capacità manageriale. Divoratore ingordo e ammiratore entusiasta dell’”Economist” ha sempre rifiutato di aprire un libro di management. Eppure una delle caratteristiche che più colpiscono in lui, non è il successo ottenuto, quanto la capacità davvero incredibile di gestirlo ed incrementarlo”.

Oggi il valore aggiunto è dato da  un click, Facebook e Google Crome sono i nuovi motori di ricerca del web 2.0,

Il web surf può consentire la ricerca in due modi:

-  mirata frutto di un input esterno ex-ante programmato prima della connessione;

-  zapping, saltellante, fiondato di link in link, motivato dal collegamento attitudinario del tag.

Il tag è la più grande risorsa informativa del ventesimo secolo: uno strumento di ricerca pari ad una bussola, che indirizza verso il polo magnetico desiderato ed espresso nella digitalizzazione della parola.

 Una cosa interessate è che non è importante digitare perfettamente la parola che si cerca perché l’intelligenza artificiale e la rete collegano i parametri nel giro di un paio di click, facendo raggiungere comunque l’obiettivo di ricerca.

Nella sua modernizzazione introduce l'INFORMATION BROKER o “Navigatore documentalista”, o Web surfer, o Data miner: una nuova figura professionale che reperisce informazioni attraverso ricerche in rete.

L'INFORMATION BROKER opera in campi circoscritti (giuridico, amministrativo, artistico, medico, ecc.), interagendo con committenti altrettanto definiti:

imprese, enti, società, e pubbliche amministrazioni. Generalmente il livello di istruzione dell'Information broker è piuttosto elevato[12].

Le informazioni non sono altro che beni utili all’azienda.

Beni di cui l’azienda si nutre per crescere, consolidarsi, agire, vivere.

 

 

 

 

1.4 - La responsabilità sociale.

qui alla Browning-Orvis abbiamo un impegno di lunga data verso le cause umanitarie perché offrire un modello esemplare di multinazionale è la nostra prerogativa in quanto compagnia con obiettivi e influenze a livello globale abbiamo responsabilità a livello globale. A volte mi chiedono se il nostro impegno verso un comportamento etico influenza la nostra azienda e la mia risposta è sempre la stessa: yes! Ci rende più forti!”

(tratto da RED film del 2010 diretto da Robert Schwentke)

 

Ma… l’impresa commerciale non è una persona giuridica? Capace di agire? Responsabile civilmente e penalmente?

 

“Le corporation esercitano un’influenza sempre più estesa sulle decisioni delle autorità preposte alla loro vigilanza e controllano settori della società un tempo saldamente in mano pubblica”[13]

Alcuni imprenditori sostengono che le loro imprese non perseguono esclusivamente l’incremento degli utili a vantaggio degli azionisti, ma si sentono anche responsabili di fronte alla società nel suo complesso.

La responsabilità sociale delle imprese è osannata come il nuovo credo, un deliberato tentativo di correggere la tradizionale etichetta di avidità cucita addosso alle corporation.

Ma nonostante questa correzione di rotta, la natura delle corporation non è cambiata. Essa rimane come all’epoca della sua trasformazione in moderna istituzione economica a metà Ottocento, una “persona” giuridica la cui ragione sociale si fonda sulla valorizzazione di interessi privati, a prescindere da qualsiasi considerazione di ordine etico. Quella che, in un essere umano, sarebbe pressocchè unanimamente ritenuta una “personalità” aberrante, se non psicopatica, è invece curiosamente accettata nell’istituzione economica più potente della nostra società. Gli scandali che hanno scosso Wall Street (il sensazionale caso Enron, il caso Lehman Brothers, il caso Parmalat in Italia), possono essere in parte addebitati ai vizi costitutivi propri di quelle particolari corporation. Il Nobel Milton Friendman in una intervista sostiene che l’unica responsabilità sociale del management è massimizzare gli utili a vantaggio degli azionisti.

… lontano da quei cartoni animati giapponesi dove robot giganti si scontrano, ma in realtà dentro (nel capo) ci sono degli uomini un po’ speciali (eroi come noi) buoni e cattivi che si fanno guerra per puntate e puntate (nei secoli dei secoli) per difendere o conquistare la terra.

… (Nel capo) le menti, il capitale umano, le persone che lavorano in quella CORPORATION (che a pensarci bene è proprio il nome adatto ad un robot)

chi sono? Quali caratteristiche hanno?

Tutti potremmo essere protagonisti di un documentario inchiesta come “Da Wall Street a Gran Torino”.

 

Per ogni ruolo che rappresentiamo in questa società al di là dello schermo. Potremmo identificarci (soprattutto in un momento di crisi economica, sociale, sanitaria, culturale, relazionale) in uno solo di quei risparmiatori  che ha perso i risparmi di una vita, nella truffa organizzata a Wall Street da quel simpatico mattacchione di Bernard Madoff[14]?

Il Film, in una libera interpretazione, potrebbe procurare una certa forma di identificazione nei personaggi, soprattutto quando le condizioni socio-economiche dello spettatore si prestano a valutare le scene in termini “individualistico-speculativi”, in  una società che prevarica il rispetto della dignità umana, anteponendo il potere economico al decoro ed al bene collettivo. Il lavoro diventa, quindi, uno strumento di profitto, e non un bene necessario al vivere. Altresì le scene di maggior impatto economico-commerciale, potrebbero trasformarsi in un vero strumento formativo ECONOMICO-FINANZIARIO, se ben “amministrate” ed analizzate in termini di OGGETTIVITA’ PRODUTTIVA. La cronaca del documentario da Wall Street a Gran Torino di Andrea Salvadore racconta la più grande truffa della storia. Oggi Rory, in pensione, lavora nella pizzeria del figlio Steven: ha perso tutti i suoi risparmi dopo il crollo dei titoli di Wall Street.  Potremmo identificare Ken Lay come il capitano di una nave (Enron) troppo grande per affondare, come si diceva del Titanic, che dopo aver “arraffato la cassa”, si cala in una scialuppa insieme ai suoi amici dicendo a chi rimaneva a bordo: “tranquilli, andrà tutto bene!” .

…”tranquilli” come le migliaia di lavoratori licenziati a Detroit, la città di Ford, di General Motors di Crysler e già di Fiat, …”tranquilli” come chi, perduta la casa per non aver più potuto pagare il  mutuo, la vede svalutata di mille volte il suo reale valore, venduta a un prezzo di partenza di un dollaro, meno di un euro, …”tranquilli” come quei signori in barca, non turisti ma partecipanti al  foreclousure tour, una “gita speculativa” organizzata da agenzie specializzate nella vendita di immobili ipotecati dalle banche (oggi in Florida si compra alla metà di un anno fa e anche a meno) mentre un “elegante” blog scredita moralmente ed ingiuria un ex dirigente  Lehman Brothers  solo perché  ex white collars  benchè anche lui vittima, ormai senza lavoro, di quella artificiosa macchina bancaria succhia soldi che è il subprime.

Questo cinema di denuncia potrebbe essere definito informazione.

E l’informazione non è forse il bene più richiesto (importante) dopo acqua e pane e i-pod?

Si! L’informazione è un bene fondamentale!

Internet ha reso molto più orizzontale la forma di mercato di questo bene prezioso:  I broker guadagnano sulle transazioni, le transazioni si basano sulle informazioni. I consumatori sono tutelati dalle informazioni: denunce, certificazioni, approvazioni, sistemi di qualità. Le informazioni istruiscono,  aggiornandoci consentono di formulare un parere, di esprimere un giudizio, di prendere una decisione. E sicuramente chi ha le migliori, le più attendibili, e non di più, è portato al successo (se vogliamo, è più formato e se le utilizza per raggiungere uno scopo economico ha anche più possibilità di trarne profitto).

L’"istant film"

(“Wall Street 2 - Money never sleeps” 2010 di Oliver Stone).

La trama, affidata allo sceneggiatore Allan Loeb, ex agente di cambio di Chicago, si ispira ad una Wall Street molto cambiata rispetto a quella di inizio anni Ottanta dipinta da Oliver Stone, una Wall Street passata attraverso lo scandalo Enron e l’11 Settembre, il disastro dei subprime e il tracollo delle banche. Cambiato lo scenario, cambia di certo anche Gekko. Nel 1987, pochi giorni prima del crollo della borsa, Gekko rappresentava il guru della speculazione nato dal nulla, il self-made man formato dalla disciplina crudele del mercato, lo squalo della finanza cui i giovani broker rampanti, usciti dalle scuole di economia più prestigiose del mondo, guardavano come modello per raggiungere la ricchezza e il successo nel modo più facile e veloce: speculando in borsa.

SEGUE…



[1] (Il grande libro del cinema per manager - 50 film letti in chiave d’impresa, Etas, F.Bogliari e altri)

[2] “…in questa nostra “società dell’immagine” il cinema contribuisce al sensemaking, ossia aiuta l’uomo a produrre il senso delle cose a partire dalla loro immagine. L’immagine è quindi una “forma di socialità” per l’uomo moderno che non ha tanto bisogno di cose, quanto di immagini.”

(Gianni Canova, Direttore di DUEL, Docente di cinematografia IULM, Milano)

 

[3] Si definisce corporate governance l'insieme di regole, di ogni livello (leggi, regolamenti etc.) che disciplinano la gestione dell'impresa stessa. La corporate governance include anche le relazioni tra i vari attori coinvolti (gli stakeholders, chi detiene un qualunque interesse nella società) e gli obiettivi per cui l'impresa è amministrata: attori principali sono gli azionisti (shareholders), il management e il consiglio di amministrazione (board of directors).

 

[4] A riguardo si veda Negoziare di D.Pietroni e R.Rumiati, 2004 -  Raffaello Cortina Editore .

[5] Management = il processo di definizione degli obiettivi di un'azienda (sia essa pubblica o privata) e di guida della gestione aziendale verso il perseguimento di tali obiettivi, attraverso l'assunzione di decisioni sull'impiego delle risorse disponibili e, in particolare, delle risorse umane. Si suole distinguere il management in base a distinti livelli di responsabilità e autorità in top e middle management.

[6] La teoria dei giochi è la scienza matematica che analizza situazioni di conflitto e ne ricerca soluzioni competitive e cooperative tramite modelli, ovvero uno studio delle decisioni individuali in situazioni in cui vi sono interazioni tra i diversi soggetti, tali per cui le decisioni di un soggetto possono influire sui risultati conseguibili da parte di un rivale, secondo un meccanismo di retroazione.

Nel modello della "Teoria dei Giochi" di John von Neumann e Oskar Morgenstern, tutti devono essere a conoscenza delle regole del gioco, ed essere consapevoli delle conseguenze di ogni singola mossa. La mossa, o l'insieme delle mosse, che un individuo intende fare viene chiamata "strategia". In dipendenza dalle strategie adottate da tutti i giocatori (o agenti), ognuno riceve un "pay-off" (che in inglese significa compenso, vincita, ma anche esito) secondo un'adeguata unità di misura, che può essere positivo, negativo o nullo. Un gioco si dice "a somma costante" se per ogni vincita di un giocatore v’è una corrispondente perdita per altri. In particolare, un gioco "a somma zero" fra due giocatori rappresenta la situazione in cui il pagamento viene corrisposto da un giocatore all'altro. La strategia da seguire è strettamente determinata, se ne esiste una che è soddisfacente per tutti i giocatori; altrimenti è necessario calcolare e rendere massima la speranza matematica del giocatore, che si ottiene sommando i compensi possibili (sia positivi sia negativi) moltiplicati per le loro probabilità.

 

[7] (Superclan, Feltrinelli, Milano 2003, pp. 60-70)

[8] Si tratta di simulatori (da cui il nome) di vita, piccoli personaggi completi di tratti fisici e caratteriali diversi tra loro, che nascono, vivono, si riproducono e muoiono. Abitano delle case (da costruire e arredare), hanno un lavoro, guadagnano simoleon (la loro moneta) e vivono esistenze che ricordano quelle delle persone vere. Permettono agli utenti, rappresentati da avatar di interagire gli uni con gli altri. I residenti possono esplorare, socializzare, incontrare altri residenti e gestire attività di gruppo o individuali, creare partnership e perfino sposarsi e realizzare progetti o viaggiare e teleportarsi attraverso le isole e le terre che formano il mondo virtuale, i cui dati digitali sono immagazzinati in una griglia di server a San Francisco.

 

[9] In economia, si intende per mercato il luogo (anche in senso non fisico) deputato all'effettuazione degli scambi economici del sistema economico di riferimento; secondo un'altra definizione più finalistica, il mercato è l'insieme della domanda e dell'offerta, cioè degli acquirenti e dei venditori. In termini equivalenti, il mercato è definito come il punto di incontro della domanda e dell'offerta.

[10] I sottosistemi aziendali sono molto più numerosi se consideriamo i vincoli molteplici che uniscono la vita dell’azienda a quella del sistema sociale. (Il Sistema d’Azienda – G. Giappichelli Editore, 1990)

[11] Le situazioni negoziali che, nella realtà, vengono affrontate con un approccio distributivo sono caratterizzate da un’articolata combinazione di strategie e di tattiche messe in atto per il raggiungimento dell’obiettivo primario:la vittoria. Secondo Pruitt e Carnevale (1993) l’approccio distributivo alla negoziazione è caratterizzato anche da strategie basate sulla richiesta, in questo specifico caso da una minaccia. (a riguardo si veda pag. 38 - Negoziare di D.Pietroni e R.Rumiati, 2004  - Raffaello Cortina Editore).

[12] Al momento, purtroppo, non esistono corsi universitari che offrano una formazione per questa figura, anche se sono numerosi i corsi, pubblici e privati, che preparano alla professione, come ad esempio quello organizzato dalla GEI (Gruppo Economisti di Impresa). La professione dell'Information broker è molto diffusa negli Stati Uniti e nel Nord Europa, in particolare in Germania e nel Regno Unito, mentre in Italia comincia ad affermarsi solo di recente. Si può prevedere che questa figura sia destinata, anche in Italia, ad un ruolo sempre più rilevante per via dell'immenso quantitativo di informazioni diffuse e presenti in rete, l'accesso alle quali resta un lavoro per professionisti con esperienza e competenze specifiche.

 

[13] (tratto da the Corporation – o la borsa o la vita, Fandango doc, Feltrinelli real cinema, autori vari)

 

[14] Bernard Madoff, ex presidente del NASDAQ e uomo molto famoso nell'ambiente di Wall Street. L'accusa nei sui confronti è di aver creato una truffa compresa tra i 50 e il 65 miliardi di dollari (una delle maggiori della storia degli Stati Uniti) proprio sul modello dello schema di Ponzi, attirando nella sua rete molti fra i maggiori istituti finanziari mondiali. Il 12 marzo 2009 Bernard Madoff si è dichiarato colpevole di tutti gli 11 capi d'accusa a lui ascritti ed è stato condannato a 150 anni di carcere.

Un promotore promette guadagni fuori dagli standard su un investimento a breve termine, spesso riferendosi in termini fumosi a meccanismi complessi o inesistenti.

Senza un investimento documentato, solo pochi investitori danno fiducia al promotore, il quale si assicura di rispettare i patti: pagherà quanto pattuito, anche se lo farà andando in perdita o più spesso prelevando fondi versati da nuovi investitori. In seguito così potrà beneficiare della sua buona fama per far aumentare il capitale investito e il numero degli investitori.

I primi investitori, ripagati, reinvestiranno i fondi e parleranno bene dell'investimento attirando nuove vittime, fino a che il promotore, giunto al massimo del guadagno, sparirà nel nulla con i soldi presenti in quel momento.

Presto o tardi tuttavia la difficoltà di reperire nuovi adepti porterà lo schema a collassare da solo, non riuscendo a ripagare gli investimenti o venendo scoperto dalle forze dell'ordine.

(Mitchell Zuckoff, Ponzi's Scheme: The True Story of a Financial Legend. Random House, New York, 2005)