UNIVERSITA’ DEGLI STUDI “G. D’ANNUNZIO”
CHIETI - PESCARA
FACOLTA’ DI SCIENZE MANAGERIALI
____________________________________________________
La rappresentazione delle decisioni
aziendali nella cinematografia
Laureando: Relatore:
La rappresentazione delle decisioni
aziendali nella cinematografia

di
Edoardo Vulcano
INDICE
Introduzione
CAPITOLO
PRIMO
Il cinema: considerazioni iniziali……………………………
1.1 - Quando la scienza economica diventa cinema………...
1.2 - Il
sistema economico informativo globalizzato
1.2 - Is greed good?.................................................................
1.3 - L’informazione è un asset
strategico…………………..
1.4 - La responsabilità sociale
dell’impresa…………………
CAPITOLO
SECONDO
Il sistema delle decisioni aziendali
………………………….
Le
diverse concezioni del processo
decisionale……….
Il
modello decisionale di H.Simon..……………………
Il
modello decisionale allargato………………………..
2.1 - Il sistema del
management………………………………
Enron
l’economia della truffa ………………………….
2.2 - Il sottosistema della
pianificazione………………………
Applicare
il Sun Tzu - La battaglia dei tre regni………..
2.3 - Il sistema delle
informazioni……………………………..
2.3.1
- Il computer e internet……………………………
2.3.2
- Ecologia dell’attenzione…………………………
2.3.3
- Critica dell’attenzione……………………………
2.3.4
- Il conflitto paradigmatico………………………..
2.3.5 - La sostenibilità
nell’ecosistema dell’informazione………………………………………..
CAPITOLO
TERZO
La strategia
d’impresa………………………………………….
3.1 -
Chi prende le decisioni: la leadership strategica………….
Wall Street ………………………………………………
Sequenze………………………………………………...
Wall Street 2 – il denaro non dorme mai………………..
Conclusioni…………………………………………………….
Glossario
Bibliografia
Filmografia
Sitografia
Ringraziamenti
Alla mia famiglia
Edoardo
Vulcano
“Tutti
vedono le cose del mondo meglio del cinema. Ma il vantaggio del cinema è che fa
vedere ancora le cose del mondo”.
(Ennio Flaiano)
INTRODUZIONE
Edmund
Phelps, illustre economista, premio Nobel per l’economia
nel
“il
cinema è una delle mie fonti di ispirazione…” non a caso i
suoi libri e le sue lezioni sono spesso introdotte da citazioni
cinematografiche[1].
Questa
autorevole testimonianza conferma l’utilizzo del cinema nella vita aziendale
quale fenomeno sempre più diffuso, in particolare nel processo formativo.
Le discipline umanistiche, le forme di
espressione artistica quali cinema, letteratura, teatro, musica, arti
figurative, influenzano una nuova cultura manageriale che spinge l’Impresa, le
Istituzioni (SFC sistemi formativi confindustria – progetto formalib[e]ri) ed
il mercato verso nuove frontiere intese come esigenza strategica di
“reazione” ai continui cambiamenti, per comprendere quindi nuovi scenari,
adattandoli e volgendoli a proprio favore, costruendo e migliorando
costantemente le proprie conoscenze.
Le lezioni frontali, su cui è basata la
formazione tradizionale, sono destinate a essere reinventate nelle forme e nei
contenuti, nei luoghi e nei tempi.
Almeno sei elementi determinano il risultato di una Impresa:
1. MERCATO
2. AMBIENTE
3. PROGETTUALITA’
4. ORGANIZZAZIONE
5. MANAGEMENT
6. IMPEGNO
di RISORSE ECONOMICHE ed UMANE
A
questi si aggiunge, quale elemento funzionale,
1. INTERNO
2. ESTERNO
All’interno
è MOTIVAZIONE, FORMAZIONE, ANALISI di se stessa e delle sue strategie.
All’esterno
è PROIEZIONE di IMMAGINI[2]
più o meno stimolanti e coinvolgenti.
Il
linguaggio cinematografico utilizza la tecnologia per creare suggestioni ed
emozioni.
Nella
sua essenza è portavoce di messaggi, interpretabili quali strumenti utili
alla formazione:
“…il
formatore è un “costruttore di “ponti” fra la realtà ed il cinema…
nella utilizzazione del linguaggio cinematografico darà prevalenza al “know why” rispetto al “know how”
… smonta il film attraverso i propri costrutti
semantici…
… trasforma il film, collegandolo alle
proprie esperienze personali e professionali.”
(Prof.
Angelo M. Franza - Università di Bologna)
L’IMMAGINE,
dal latino Imago-imaginis, può essere ciò che si trasmette
all’esterno perchè l’esterno ne prenda coscienza.
§ E’
possibile raccontare e interpretare l’impresa attraverso il cinema… capirne le
problematiche, orientando al meglio il suo potenziale di risorse umane ?
§ È possibile ricavare spunti di riflessione e
discussione su concetti chiave come leadership, cambiamento, competenze,
creatività, carriera, complessità, missione, organizzazione, ruoli, talento,
formazione, mobbing, gruppo, diversità, innovazione, ecc..?
“Il
cinema è una finestra per guardare il mondo… contribuisce alla negoziazione fra
noi e la realtà esterna, è quindi un “complemento oggetto”. (Prof. Gianni Canova)
“Ha
principalmente una funzione esperienziale, ossia è un elemento con cui
si interagisce in un’esperienza di crescita individuale, ci aiuta a
diventare noi stessi e a riconoscere o rifiutare una determinata realtà.” (Prof. Giorgio Grossi)
Ciò considerato, si può ritenere quanto mai utile
che il management utilizzi il
linguaggio cinematografico per “analizzare” alcune problematiche, traendone
spunti di “dialogo formativo”. Mantenendo immutati i principi di
base che individuano nella pianificazione, organizzazione, guida,
coordinamento e controllo, il metodo scolastico più utile
per la realizzazione d’Impresa, è opportuno
sottolineare l’importanza di una corporate governance[3]
che rispettando ogni regola economica, si proponga nel mercato in termini
deontologici. Nella ricerca di esperienze, alcune dichiarazioni di esperti del
settore hanno arricchito le nostre conoscenze sul tema: ne riportiamo i
contenuti.
“Lo
sceneggiatore Luigi Sardiello, direttore della rivista Film Maker Magazine,
racconta come fare formazione attraverso il cinema, guidando i partecipanti ad
una riflessione su argomenti scaturiti dalla visione del film “Witness – il
testimone” di Peter Weir con Harris Ford, dopo averne proiettato una parte.
Questa esperienza lascia emergere il grande potenziale del linguaggio
cinematografico, soprattutto per quanto riguarda la capacità di suscitare
emozioni e di stimolare il brainstorming…” è una creativa
tecnica di gruppo utilizzata per far emergere idee volte alla risoluzione di un
problema.
“Andrea
Piersanti, per tre anni presidente dell’Istituto Luce, partendo dalla
proiezione di vecchi filmati d’archivio, mette in evidenza la dicotomia tra
linguaggio verticale e linguaggio orizzontale ovvero la necessità di coniugare
fruitori di nicchia e pubblico di massa, integrando contenuti specifici con
contenuti generalisti. Piersanti disegna alcuni scenari per il prossimo futuro,
ipotizzando che le brand-tv possano aiutare le aziende a superare la distanza
tra comunicazione interna ed esterna e a integrare in un unico sistema
formazione, comunicazione e marketing.”
Queste
documentazioni, condivise per finalità, confermano nel valore un metodo che
utilizzi i brani cinematografici consentendo:
1.
alla COMUNICAZIONE ed al MARKETING
di integrarsi in UNICO SISTEMA FORMATIVO,
2.
alla FORMAZIONE interna di creare
nuovi spunti di interesse e di supporto nella rivitalizzazione del sistema
didattico,
3.
al MANAGEMENT di offrire nuove idee
di organizzazione,
4.
all’ORGANIZZAZIONE di analizzare i
costrutti delle relazioni e dei processi transazionali.
Questo elaborato è proposto in tre capitoli che
sono, tra l’altro, una raccolta di autorevoli pareri sui temi. Sono volutamente
trascritte, in termini integrali, alcune parti, condividendone pienamente
concetti e contenuti, ciò al fine di rappresentare un esaustivo abstract quale minuziosa oltreché
illuminante ricerca sull’argomento.
Edoardo Vulcano
CAPITOLO I
Il
cinema: considerazioni iniziali.
L’utilizzo
del materiale filmico sollecita un’elevata attività dell’individuo, sul fronte
del pensiero così come su quello delle emozioni. È proprio questo duplice
ordine di stimolazioni a creare le condizioni per l’avvio di un significativo
processo di analisi e di apprendimento.
A
tale riguardo è stato adottato un sistema articolato in cinque fasi,
volutamente distanziate nel tempo, che consentono di assimilarne i contenuti
finalizzandole agli obiettivi:
1.
Scelta di
problematiche economico-finanziarie il più possibile rispondenti alla nostra
attualità;
2.
Visione completa dei film in termini di percezione
soggettiva dei messaggi e delle emozioni che gli interpreti, le musiche, le
scene sono in grado di procurare;
3.
Visione di parti dei Film che
rappresentino i personaggi nelle loro aspirazioni e nei loro obiettivi;
4.
Analisi, comparazione e critica
degli effetti economico-sociali procurati dalle azioni dei personaggi “chiave”;
5.
Ricerca di spunti utili alla
costruzione di un “dialogo formativo”.
Il percorso non è semplice: in
particolare la fase 4 richiede numerosi approfondimenti e configurazioni
di negoziazione nella gestione dei conflitti[4] per acquisire le necessarie competenze e
stimolare la crescita professionale.
Il
processo di realizzazione d’impresa richiede un’attenta analisi dell’idea ed
una progettualità temporale che vede in un’appropriata gestione
manageriale la valorizzazione delle
necessarie risorse umane ed economiche.
Questo
primo concetto, applicato all’impresa
ed al suo management [5],
rende quanto mai evidente una connessione tra più elementi umani ed economici,
trasmissibili anche per immagini cinematografiche.
A tale proposito è giusto porre in
evidenza che situazioni esterne all’impresa, vale a dire contingenze
socio-economiche, abbiano in questo processo, notevole rilevanza.
Nell’intraprendere
il percorso, è opportuno porsi più domande:
·
Quali obiettivi raggiungere?
·
Come articolare l’argomento?
·
Da chi acquisire pareri autorevoli?
Ed
inoltre:
Come sviluppare il tema
in prospettive utili ed adeguate al nostro tempo?
In questa sede vi è l’obbligo di
chiarire, senza presunzione che:
“il cinema non esiste in quanto
entità oggettiva a sé stante. Esiste invece nella testa e nel cuore di noi spettatori-consumatori.”
“Se
il cinema è scelto soprattutto nella sua capacità di rispecchiare la
quotidianità pur se accentuata, qua e là, “ad effetto”, ciò sarà raramente un
errore: quasi sempre anzi riuscirà a imprimere al percorso di apprendimento un
qualche sorprendente impulso”.
Per questo motivo,
proprio ben sapendo che la realtà ha buone probabilità di superare la fantasia,
è utile considerare il cinema un punto
di partenza.
Questa tesi basa le sue fondamenta
sull’uomo, sugli status e sui paradigmi a cui l’uomo può ispirarsi, sui
modelli, i piani e le congetture che l’uomo, in una “comunità economica”, può utilizzare per raggiungere i suoi
obiettivi, su come il mezzo di comunicazione cinematografica può essergli di
supporto pratico e non solo emotivo.
Come può il cinema rappresentare le decisioni che
rivoluzionano la storia?
Il regista David Fincher, da sempre
orientato alla ricostruzione di fatti di cronaca, ricostruisce la vicenda
Facebook, in un racconto intrecciato di dibattimenti, patteggiamenti e fatti
reali, affidandosi all'inespressività di Jesse Eisenberg, che interpreta il suo
Zuckerberg, in un contesto di lotta legale, espressione anche di sopraffazione
di classe. L'idea più chiara di David Fincher è che Mark Zuckerberg dando alla
parola "amico" un altro significato, più allargato e lieve,
nonostante il successo di Facebook alla fine dei conti rimane solo: chi ha
ideato il network della socialità per eccellenza è una persona socialmente
inabile, anche per i bassi standard dei nerd accademici, e una delle spinte più
forti nella sua corsa non è tanto il desiderio di arrivare, quanto la sua
frustrazione sociale. Una nuova imprenditoria fondata su un sistema tecnologico
che entra o può entrare nella vita delle persone per mutarne le abitudini, su una
volontà di successo a modo proprio, con i party in ufficio, le selezioni del
personale fatte in base a chi meglio resiste all'alcol e i biglietti da visita
con gli insulti. Mark Zuckerberg, il più giovane miliardario della storia crea
il social network più usato al mondo. Nel 2004, lo studente di Harvard con
poche doti sociali, crea Face smash:
un’applicazione che fa il giro dei computer di tutta l'area. Zuckerberg viene
multato per aver violato i sistemi di sicurezza, ma il suo nome è ormai sulla
bocca di tutti e due suoi colleghi, appartenenti al club più importante del
college, lo contattano per chiedergli di realizzare una loro idea. Zuckerberg
non lo farà ma prenderà spunto per migliorarla dando vita alla prima versione
dell’odierno Facebook. Da questo momento ha inizio una battaglia legale senza
esclusione di colpi per il riconoscimento della paternità del sistema che dopo
soli pochi mesi è diventato una macchina da soldi. The Social Network è il primo film a riportare senza
clamore o sottolineature arroganti un dato di fatto della modernità, ovvero che
la vita in rete (ciò che si fa, si legge e che accade online) per una certa
fetta dell'umanità ha la medesima importanza della vita reale.
1.1
- Quando la scienza economica diventa cinema
La cinematografia si è
spesso interessata di fenomeni economici di particolare impatto sociale,
traendo spunti rappresentativi da “eventi reali”, che hanno contribuito alla
evoluzione della nostra società.
Un significativo esempio pare il monologo di John Nash nel film“A beautiful mind”, vincitore di
quattro Oscar è ispirato all'omonima biografia di Sylvia Nasar. La pellicola trae spunto dalle travagliate vicende
del grande matematico John Nash, premio Nobel nel 1994 per l’Economia, che nel
suo monologo propone l’evoluzione della “Teoria dei Giochi”[6]:
una vera rivoluzione della teoria economica in questione, rappresentata in
termini singolari ed esaustivi.
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La scena
si svolge in un pub, dove i giovani studenti dell’Università di Princenton cercano di “agganciare” alcune colleghe,
tra cui un’avvenente bionda. Hansen (Josh Lucas) ricorda che “l’ambizione individuale nella competizione
avvantaggia il bene comune”, così come aveva affermato Adam Smith, secondo
lui “padre della moderna economia”. Nash (Russell Crowe) controbatte, definendo
“incompleto” il concetto affermato dall’amico ed introduce la “Teoria delle
dinamiche dominanti”. Questa scena, apparentemente “goliardica”, può
rappresentare un interessante spunto di discussione in ambito aziendale, poiché
sono ben chiari gli obiettivi; può identificare il concetto di team ove varie intelligenze sono coinvolte in un
confronto “strategico” ed in un’analisi programmatica…salvo VERIFICA dei RISULTATI !
L’intervento di John Nash si impone come la soluzione
più efficace: “Adam Smith va rivisto! Perché se tutti ci
proviamo con la bionda ci blocchiamo a vicenda. E alla fine nessuno di noi se
la prende. Allora ci proviamo con le sue amiche e tutte loro ci voltano le
spalle, perché a nessuno piace essere un ripiego. Ma se invece nessuno ci prova
con la bionda, non ci ostacoliamo a vicenda e non offendiamo le altre ragazze.
È l’unico modo per vincere. L’unico modo per tutti di *******! Adam Smith ha detto che il miglior risultato
si ottiene quando ogni componente del gruppo fa ciò che è meglio per sé,
giusto? Incompleto. Incompleto! Ok? Perché il miglior risultato si ottiene
quando ogni componente del gruppo farà ciò che è meglio per sé, e per il
gruppo! Dinamiche dominanti, signori. Dinamiche dominanti! Adam Smith…Si
sbagliava!”
Un altro esempio di produzione cinematografica
ispirata alla realtà socio-economica, è la cronaca del fallimento della Barings Bank
a metà degli anni novanta.
Questi i fatti realmente accaduti:
Nicholas
"Nick" Leeson, trader inglese tra i primi a
negoziare contratti futures ed altri derivati, procura il fallimento di
questa antica e prestigiosa banca del Regno Unito.
Giulietto
Chiesa e Marcello Villari,
eminenti giornalisti ed esperti di economia, in “I pilastri del turbocapitalismo”[7] così
descrivono l’evento:
“Mattina fredda e nebbiosa di un lontano febbraio,
quello del 1995. nel quartier generale londinese della Barings c’è molta
animazione. Sembra che alla filiale di Singapore sia successo qualcosa di
grosso. Si mormora di un buco vertiginoso, da 1,4 miliardi di dollari. Eppure
molti non ci credono, perché la piazza di Singapore è tenuta da quel giovane
genio della finanza che si chiama Nick Leeson. Un piccolo mago che aveva
guadagnato l’anno precedente dai 2 ai 5 milioni di dollari in commesse con
operazioni ben assestate sui derivati.
Passano le ore e la notizia si conferma, il buco
c’è, eccome!
Il mago ha sbagliato: aveva creato una “posizione
lunga”, cioè aveva ammassato contratti future di acquisto sull’indice Nikkei
della Borsa di Tokyo, da mesi in ribasso, scommettendo su un rialzo. Invece non
è andata così, il rialzo non c’è stato, complice il terremoto di Kobe che, a
gennaio aveva mietuto 5000 vittime e fatto crollare i mercati finanziari.
Il gioco scoppia come una bomba in mano a Nick
Leeson: i suoi contratti non possono essere più venduti, lucrando sulla
differenza.
Leeson sarà condannato a sei anni di reclusione dal
tribunale di Singapore, ma la sua vicenda è trattata dai media come la
commovente storia del figlio di un imbianchino alla ricerca del riscatto
sociale. Un riscatto-premio che avrebbe dovuto compensare l’infanzia modesta
con auto di lusso e belle donne”.
La descrizione di questo “dramma finanziario”, il cui
responsabile è quasi “giustificato” dai mass-media,
ispira una produzione
cinematografica (Rogue trader - “Broker
canaglia”) in cui Leeson appare come un “simpatico monellaccio, un po’ genio, un po’ furfante”, in termini “buonistici”…quasi affascinante!
Nel
film spicca la figura carismatica di questo trader
che a metà degli anni '90 si diverte a "giocare d'azzardo" con i
soldi della banca più prestigiosa del Regno Unito invece di fare quello
che gli è richiesto.
Nel
film lo spettatore corre il rischio di affezionarsi a lui, soffrire con lui
anche quando sono manifesti i suoi errori:
spera che prima o poi la situazione si risolva
positivamente o che addirittura alla fine il giovane ne tragga un qualche
vantaggio.
In realtà sarebbe più
opportuno mettere in risalto due aspetti:
1.
Il
primo di carattere economico-finanziario
investimenti
poco oculati e la crisi dei mercati finanziari hanno portato il giovane e la sua
squadra a registrare perdite mai immaginate prima,
2.
il
secondo di carattere psicologico
il
disagio psicologico dovuto alla morte del figlio che attendeva con gioia, lo
mandano definitivamente “fuori di testa”.
Inoltre è bene
ricordare che: il terremoto di Kobe,
che distrusse il Giappone nel 1995, ed il rapido crollo del mercato azionario,
procurarono a Leeson una perdita di 500 milioni di sterline in poco meno di un
mese; questa cifra sommata a quella occultata dal trader nel periodo 1992-1995, portò ad un valore totale molto
prossimo a 1,3 miliardi di sterline, più che sufficiente per provocare la
bancarotta e il definitivo fallimento della Barings Bank. Il Cinema, per “abilità” del regista e “capacità espressiva” del protagonista,
trasmette l’evento in termini di “cronaca
attenuata”. Nel film “I pirati di Silicon Valley” del 1999 di Martyn Burke si racconta
in forma di cronaca romanzata, come
i giovanissimi Jobs e Gates, nella metà degli anni settanta, realizzano il
sogno di creare un pc: una complicata
competizione che culminerà nel 1984 con l'introduzione del popolare Apple
Macintosh e il trionfo dei sistemi operativi della Microsoft sulla Apple.
Il Film mette in
evidenza scelte da miliardi di dollari,
affaristi che vendono idee, imprenditori che rifiutano le idee dei ragazzi. Il
giovanissimo Gates, tra il ‘68 e il ’69, in piena contestazione studentesca contro
la guerra, l’autoritarismo e l’imperialismo, si interessa di strumenti per
l’elaborazione dei dati, creando nella sua scuola, con il suo amico Paul Allen,
un software per un primitivo computer. Nel 1972 Gates ed Allen
fondano una società,
La
richiesta di nuovi software è il nuovo business!
A
differenza di altri “piccoli geni” dell’imprenditoria informatica, Allen e
Gates, preferiscono concentrarsi nel
linguaggio, anziché inventare nuove macchine o unire hardware e software in
modo così simbiotico da rendere per sempre l’uno tributario dell’altro, come fa
quasi nello stesso periodo Steve Jobs, che fonda in un garage la sua azienda
Apple, destinata a diventare una delle più importanti, anche se condannata a
restare in seconda fila. La scommessa di Gates e Allen,
esattamente opposta a quella di Jobs e apparentemente più modesta, alla lunga
risulta vincente perché punta sulla flessibilità e sulla adattabilità.
L’obiettivo non è un
prodotto, ma uno standard da imporre e applicare a più prodotti.
Per lo storico Randall E. Stross, che ha
avuto accesso agli archivi di Microsoft, Gates è il nuovo Henry Ford.
“Come
l’industriale dell’auto, Gates è convinto che la chiave del successo sia
condensata in tre parole:
“volume
volume volume”.
Introducendo
un nuovo prodotto su larga scala ha modificato il mercato e il modo di
lavorare.
Windows, insomma è per l’industria e per
i consumatori quel che fu il modello T della Ford, che spinse tutti gli
americani in automobile, tanto che, vista l’enorme richiesta, fu necessario
approntare in fabbrica una innovativa “catena
di montaggio”. Gates disdegna il
passato e guarda solo al futuro, proprio come il vecchio Ford; per i suoi
nemici è il nuovo Rockfeller: Microsoft
ha ormai il monopolio totale nel suo mercato, come lo aveva Standard Oil sul
petrolio all’inizio del secolo.
Molti
lo hanno paragonato a T. A. Edison: inventore e manager con più fiuto degli
affari che genio tecnologico; come lui si è messo al fianco veri scienziati ai
quali affidare la ricerca e lo sviluppo del prodotto. Ciò nonostante secondo
molti analisti, l’era del personal computer sta per tramontare: la macchina che
ha dominato gli anni ’80 e ’90 lascia il posto ad un’intricata rete
tecnologica: nuovi televisori interattivi, videofonini, telefoni cellulari,
smartphone, work stations, tutti connessi l’uno all’altro e, naturalmente, via
Internet. Questa nuova frontiera viene chiamata “pervasive computing”, offrendo
la possibilità di un clamoroso ritorno per i giganti del passato, da IBM a NEC,
da Hitachi a Sony e Philips, e soprattutto tendente a ridimensionare Microsoft
e Intel che non avranno più in questo nuovo mercato una posizione dominante. L’odierna
realtà è il pervasive computing:
Internet, Facebook, Youtube, il Bluray, l’HD, Tv 3D, Yoostar, Wii, e Kinect
(Xbox). Le barriere tra cinema e videogioco e internet sono sempre più labili, sia da un punto di
vista grafico e narrativo, sia da un punto di vista tecnologico e della
fruizione del mezzo (Gamer - 2009
diretto da Mark Neveldine e Brian Taylor). Tra poco uscirà infatti un servizio video che consentirà, in poche
parole, di inserire la nostra faccia all’interno del nostro film preferito.
“Insomma, faccia e movimenti all’interno di un popolare film per la modica
cifra di lancio di soli 170 dollari”, interattività totale, Etc,
etc…Ma già con Second Life e The Sims[8]
siamo di fronte ad una digitalizzazione dell’individuo attraverso avatar
costruiti sulle caratteristiche psicofisiche dell’uomo. Sembra coerente una
riflessione quale:
“Le imprese al giorno d’oggi controllano le
nostre vite: decidono cosa mangiamo, cosa vediamo, cosa indossiamo, dove
lavoriamo e cosa facciamo. Siamo inesorabilmente circondati dalla loro cultura,
dalla loro iconografia e dalla loro ideologia”, condizionando
la nostra esistenza attraverso edifici imponenti e raffinati apparati
simbolici.
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1.2
- Il sistema economico-informativo globalizzato.
Edward
Nicolae Luttwak, economista
statunitense, esperto di strategie militari e di politica estera, interpreta in
modo teorico il porsi degli Stati in una nuova struttura economica
globalizzata.
Il capitalismo, non più minacciato da un’ideologia
neppure limitato da frontiere tra Stati,
è definito da Luttwak “turbocapitalismo” o terzo
capitalismo perché successivo alla rivoluzione industriale (primo) ed al
welfare State (secondo). Se pensiamo che cento anni fa, il trasporto di uomini
e cose (ferrovie, auto, aerei), rappresentava il volano dell’intera economia
industriale, cambiando la vita
dell’umanità, e che oggi lo stesso ruolo viene svolto dal trasporto di
pensieri, parole e immagini, possiamo evidenziare che l’attuale economia
dell’informazione è mutata per ritmi di ciclo economico e nuova
classe dirigente: al posto di Rockefeller, Carnegie, Vanderbilt, J.P. Morgan, i
padroni del vapore che hanno gettato le basi della potenza americana, ci sono
Gates, Jobs, Murdoch; Turner, Redstone, Bronfman, Eisner (l’uomo che guida
una divertente rappresentazione (uno scenario virtuale) del nostro “verde-blu pianeta vivo”.

La storia si svolge in una città immaginaria, per
l'appunto Logorama, in cui tutto è ricostruito utilizzando i loghi dei marchi
piu famosi, i golden arches tipici di:
Mc Donald, Pizza Hut, l'omino Michelin, il baffo di Pringles, Sega,
Blockbuster, Coca Cola, Diesel, l'alberino di Arbre Magic o la conchigliona di
Shell etc. etc., in totale circa 2500 loghi.
Questa è
la rappresentazione cinematografica del turbocapitalismo.
Il cinema, in questo contesto, sviluppa argomenti
adeguandoli al sistema: soddisfa non solo un bisogno ludico, un momento
di svago, un’emozione, ma rappresenta un “atto concreto” nel
processo di comunicazione (nel nostro
caso interpretabile in termini economico-aziendali).
I personaggi del film rappresentano
ruoli, status, stereotipi, che vengono fuori, se pur nella “finzione”
cinematografica”, con caratteristiche mirate ed una logica nell’intreccio della
trama.
1.3 - Is greed good?
“I soldi non dormono mai”; “Qui si tratta di soldi, ragazzo, il resto è conversazione”;“Non sarai tanto
ingenuo da credere che viviamo in una democrazia, vero Buddy?È il libero mercato e tu ne fai parte.”.
Queste frasi, forse un po’ ad effetto, fanno parte di un nuovo dizionario della “cinerealtà”: potremmo definirle celebri perché fanno riflettere sulla reale compatibilità tra il cosiddetto "turbocapitalismo" finanziario
e l'essenza stessa della democrazia. I confini tra fantasia e realtà, nel mondo della
celluloide, sono spesso molto sottili. Sul mondo della finanza d’assalto, la cinematografia si è arricchita negli ultimi
due decenni con la comparsa di "Wall Street" di Oliver Stone uscito
nel 1987, anno dell'originario "black monday", un vero film-pilota
nel suo genere.
Gordon Gekko, magnate della finanza, speculatore cinico del
mercato mobiliare-immobiliare, indicando a Buddy un palazzo dice: “Vedi Sprint, quello è stato il mio primo
investimento immobiliare. Quando l’ho venduto ho guadagnato 800.000 dollari al
netto delle tasse. Allora pensavo che quelli fossero tutti i soldi del mondo.
Oggi li guadagno in un giorno”.
Il
cinismo di Gordon Gekko espresso dalla celebre battuta "Greed is good" non viene messo in discussione per almeno
un decennio e ripreso da "The game"(1997) di David Fincher con lo
stesso Michael Douglas alias "Gekko" che ribadisce l'assenza di regole come condizione di un
mondo dove tutto è truccato ed anche Dio quando gioca a dadi, per dirla con
Einstein, lo fa con dadi truccati. L'anno successivo in pieno boom di
net-economy esce "La formula" (1998) diretta dal celebre drammaturgo
David Mamet che contiene una battuta, la dice il protagonista Jimmy,
emblematica di una verità implicita nel mondo della finanza "quando due parti si siedono per un accordo,
ciascuna di esse si aspetta che l'altra parte cerchi di imbrogliarla".
E' la metafora di un'innocenza ormai perduta espressione di un momento storico
epocale allorquando era in atto una vera e propria nuova corsa all'oro nella
"Silicon Valley". I sensi di colpa, la finanza al cinema inizia a
metterli in scena la fine del secolo scorso con "Insider"(1999) di
Michael Mann che denuncia come l'industria del tabacco abbia nuociuto a milioni
di americani (e non solo). E ancor più nel cambio di millennio con "
Come
agirebbe oggi Gordon Gekko?
In
una “società globalizzata”
disporrebbe di Internet, di Blogs, di Forum…una enorme cassa di risonanza…. il suo “grido” verrebbe udito (letto)
in ogni angolo del mondo. Potrebbe sfruttare i villaggi finanziari virtuali per spingere in alto il prezzo della Anacott Acciaio e far “sputare” una marea di milioni al suo
acerrimo nemico Sir Lawrence Waldman, pur di ottenere il controllo della
società. Pensiamo a quanti “cloni” di Gordon Gekko viaggiano oggi in rete,
“consigliando” quello o quell’altro titolo solo per “creare” mercato. Saranno
sempre gli “squali” a vincere (se non vince Gekko, vince Sir Waldman…
cambia poco)? Perché chi ha i soldi comanda… e gli altri si “adeguino”… (se vogliono sopravvivere)
perché comunque i cosiddetti squali “non
creano, posseggono”.
“L’informazione è
avvolta in carta velina, come un amaretto”
Ai
“poveri” mortali non rimane che cercare di “intuire” cosa vorrà il mercato[9].
1.4
- L’informazione è un asset strategico
Oggi il linguaggio
informatico e l’utilizzazione del computer nel campo dell’economia aziendale e
nell’area teorico pratica del management è un sistema entrato ormai nel
rutinario di una Impresa, lo afferma Umberto Bertini che interpreta l’Azienda come una “congregazione sui generis complessa ed
articolata per sottosistemi”[10]:
1. capitalisti
2. dirigenti
3. lavoratori
In
questo ambito si sono generati enormi interessi tra i produttori di Software ed
Hardware, creando rivalità, congiure, trabocchetti, finalizzati “al profitto
per il profitto”, prevaricatore spesso della finalità del prodotto,
interpretato come “sostituibile” all’uomo o, molto peggio, all’etica
professionale che regola una civile convivenza nel mercato. L’impresa vive di informazioni sulla
concorrenza, di conoscenza del mercato,
di acquisizione e fidelizzazione della clientela; si rafforza
ammodernandosi nella produzione; individua nuovi luoghi di insediamento; si
rinnova in termini tecnologici; apre nuovi mercati, etc, etc. Che il fare
impresa possa trasformarsi in un “fenomeno sociale deviato” lo hanno
dimostrato le parole di Bill Gates,
fondatore di Microsoft, a Steve
Case, il “boss” di America On Line. Il primo, come raccontano attendibili
testimoni, “senza toni minacciosi, anzi
tranquillo ed apparentemente gentile”, cerca di costringere l’avversario
alla resa[11]: “io posso comperare il 20% della tua azienda,
oppure tutta; o posso andare avanti per conto mio e seppellirti”.
E’ una interpretazione disumana del progresso tecnologico applicabile al miglioramento
della produzione aziendale ed all’ottimizzazione delle risorse:
“i gangli
cerebrali attraverso i quali parla windows: un cervello unico per il pensiero
unico”, non sono i gangli cerebrali dell’Homo Sapiens
Sapiens, bensì di un suo surrogato che interpreta la sconfitta o la vittoria finale solo in
termini di potere “nel controllo
dell’autostrada informatica che consentirà di collegare il televisore, il
telefono ed il computer”.
“Gates sfruttando la propria
conoscenza tecnologica e la grande comprensione della dinamica industriale
sviluppa nel frattempo una formidabile capacità manageriale. Divoratore ingordo
e ammiratore entusiasta dell’”Economist” ha sempre rifiutato di aprire un libro
di management. Eppure una delle caratteristiche che più colpiscono in lui, non
è il successo ottenuto, quanto la capacità davvero incredibile di gestirlo ed
incrementarlo”.
Oggi
il valore aggiunto è dato da un click,
Facebook e Google Crome sono i nuovi motori di ricerca del web 2.0,
Il
web surf può consentire la ricerca in due modi:
- mirata frutto di un input esterno ex-ante
programmato prima della connessione;
-
zapping, saltellante, fiondato di link
in link, motivato dal collegamento attitudinario del tag.
Il
tag è la più grande risorsa informativa del ventesimo secolo: uno strumento di
ricerca pari ad una bussola, che indirizza verso il polo magnetico desiderato
ed espresso nella digitalizzazione della parola.
Una cosa interessate è che non è importante
digitare perfettamente la parola che si cerca perché l’intelligenza artificiale
e la rete collegano i parametri nel giro di un paio di click, facendo raggiungere
comunque l’obiettivo di ricerca.
Nella
sua modernizzazione introduce l'INFORMATION BROKER o
“Navigatore documentalista”, o Web surfer, o Data miner: una nuova figura
professionale che reperisce informazioni attraverso ricerche in rete.
L'INFORMATION BROKER opera in campi circoscritti (giuridico, amministrativo, artistico,
medico, ecc.), interagendo con committenti altrettanto definiti:
imprese,
enti, società, e pubbliche amministrazioni. Generalmente il livello di
istruzione dell'Information broker è piuttosto elevato[12].
Le informazioni non sono altro che
beni utili all’azienda.
Beni di cui l’azienda si nutre per
crescere, consolidarsi, agire, vivere.
1.4
- La responsabilità sociale.
“qui alla Browning-Orvis abbiamo un impegno
di lunga data verso le cause umanitarie perché offrire un modello esemplare di
multinazionale è la nostra prerogativa in quanto compagnia con obiettivi e
influenze a livello globale abbiamo responsabilità a livello globale. A volte
mi chiedono se il nostro impegno verso un comportamento etico influenza la
nostra azienda e la mia risposta è sempre la stessa: yes! Ci rende più forti!”
(tratto
da RED film del 2010 diretto da Robert Schwentke)
Ma…
l’impresa commerciale non è una persona giuridica? Capace di agire?
Responsabile civilmente e penalmente?
“Le
corporation esercitano un’influenza sempre più estesa sulle decisioni delle
autorità preposte alla loro vigilanza e controllano settori della società un
tempo saldamente in mano pubblica”[13]
Alcuni
imprenditori sostengono che le loro imprese non perseguono esclusivamente
l’incremento degli utili a vantaggio degli azionisti, ma si sentono anche
responsabili di fronte alla società nel suo complesso.
La
responsabilità sociale delle imprese è osannata come il nuovo credo, un
deliberato tentativo di correggere la tradizionale etichetta di avidità cucita
addosso alle corporation.
Ma
nonostante questa correzione di rotta, la natura delle corporation non è
cambiata. Essa rimane come all’epoca della sua trasformazione in moderna
istituzione economica a metà Ottocento, una “persona” giuridica la cui ragione
sociale si fonda sulla valorizzazione di interessi privati, a prescindere da
qualsiasi considerazione di ordine etico. Quella che, in un essere umano,
sarebbe pressocchè unanimamente ritenuta una “personalità” aberrante, se non
psicopatica, è invece curiosamente accettata nell’istituzione economica più
potente della nostra società. Gli scandali che hanno scosso Wall Street (il
sensazionale caso Enron, il caso Lehman Brothers, il caso Parmalat in Italia),
possono essere in parte addebitati ai vizi costitutivi propri di quelle
particolari corporation. Il Nobel Milton
Friendman in una intervista sostiene che l’unica responsabilità sociale del
management è massimizzare gli utili a vantaggio degli azionisti.
…
lontano da quei cartoni animati giapponesi dove robot giganti si scontrano, ma
in realtà dentro (nel capo) ci sono degli uomini un po’ speciali (eroi come
noi) buoni e cattivi che si fanno guerra per puntate e puntate (nei secoli
dei secoli) per difendere o conquistare la terra.
…
(Nel capo) le menti, il capitale umano, le persone che lavorano in quella
CORPORATION (che a pensarci bene è proprio il nome adatto ad un robot)
chi
sono? Quali caratteristiche hanno?
Tutti
potremmo essere protagonisti di un documentario inchiesta come “Da Wall Street
a Gran Torino”.
Per ogni ruolo che rappresentiamo in questa società
al di là dello schermo. Potremmo
identificarci (soprattutto in un momento di crisi economica, sociale,
sanitaria, culturale, relazionale) in uno solo di quei risparmiatori che ha perso i risparmi di una vita, nella
truffa organizzata a Wall Street da quel simpatico mattacchione di Bernard
Madoff[14]?
Il Film, in una
libera interpretazione, potrebbe procurare una certa forma di identificazione
nei personaggi, soprattutto quando le condizioni socio-economiche dello
spettatore si prestano a valutare le scene in termini
“individualistico-speculativi”, in una
società che prevarica il rispetto della dignità umana, anteponendo il potere
economico al decoro ed al bene collettivo. Il lavoro diventa, quindi, uno
strumento di profitto, e non un bene necessario al vivere. Altresì le scene di
maggior impatto economico-commerciale, potrebbero trasformarsi in un vero
strumento formativo ECONOMICO-FINANZIARIO, se ben “amministrate” ed analizzate in termini di OGGETTIVITA’ PRODUTTIVA.
La cronaca del documentario da Wall
Street a Gran Torino di Andrea Salvadore racconta la più grande truffa
della storia. Oggi Rory, in pensione, lavora nella pizzeria del figlio Steven:
ha perso tutti i suoi risparmi dopo il crollo dei titoli di Wall Street. Potremmo identificare Ken Lay come il capitano di una nave (Enron) troppo grande per
affondare, come si diceva del Titanic,
che dopo aver “arraffato la cassa”,
si cala in una scialuppa insieme ai suoi amici dicendo a chi rimaneva a bordo:
“tranquilli, andrà tutto bene!” .
…”tranquilli”
come le migliaia di lavoratori licenziati a Detroit, la città di Ford, di
General Motors di Crysler e già di Fiat, …”tranquilli”
come chi, perduta la casa per non aver più potuto pagare il mutuo, la vede svalutata di mille volte il
suo reale valore, venduta a un prezzo di partenza di un dollaro, meno di un euro, …”tranquilli” come quei signori
in barca, non turisti ma partecipanti al
foreclousure tour, una “gita speculativa” organizzata da agenzie
specializzate nella vendita di immobili ipotecati dalle banche (oggi in Florida
si compra alla metà di un anno fa e anche a meno) mentre un “elegante” blog scredita moralmente ed
ingiuria un ex dirigente Lehman Brothers solo perché
ex white collars benchè anche lui vittima, ormai senza lavoro, di quella
artificiosa macchina bancaria succhia soldi che è il subprime.
Questo cinema di denuncia potrebbe essere definito
informazione.
E
l’informazione non è forse il bene più richiesto (importante) dopo acqua e pane
e i-pod?
Si!
L’informazione è un bene fondamentale!
Internet
ha reso molto più orizzontale la forma di mercato di questo bene prezioso: I broker guadagnano sulle transazioni, le
transazioni si basano sulle informazioni. I consumatori sono tutelati dalle
informazioni: denunce, certificazioni, approvazioni, sistemi di qualità. Le
informazioni istruiscono, aggiornandoci
consentono di formulare un parere, di esprimere un giudizio, di prendere
una decisione. E sicuramente chi ha le migliori, le più attendibili, e non di
più, è portato al successo (se vogliamo, è più formato e se le utilizza per
raggiungere uno scopo economico ha anche più possibilità di trarne profitto).
L’"istant film"
(“Wall Street 2
- Money
never sleeps” 2010 di Oliver Stone).
La
trama, affidata allo sceneggiatore Allan Loeb, ex agente di cambio di Chicago,
si ispira ad una Wall Street molto cambiata rispetto a quella di inizio anni
Ottanta dipinta da Oliver Stone, una Wall Street passata attraverso lo scandalo
Enron e l’11 Settembre, il disastro dei subprime e il tracollo delle banche. Cambiato
lo scenario, cambia di certo anche Gekko. Nel 1987, pochi giorni prima del
crollo della borsa, Gekko rappresentava il guru della speculazione nato dal
nulla, il self-made man formato dalla disciplina crudele del mercato, lo squalo
della finanza cui i giovani broker rampanti, usciti dalle scuole di economia
più prestigiose del mondo, guardavano come modello per raggiungere la ricchezza
e il successo nel modo più facile e veloce: speculando in borsa.
SEGUE…
[1] (Il grande
libro del cinema per manager - 50 film letti in chiave d’impresa, Etas,
F.Bogliari e altri)
[2] “…in questa
nostra “società dell’immagine” il cinema contribuisce al sensemaking,
ossia aiuta l’uomo a produrre il senso delle cose a partire dalla loro
immagine. L’immagine è quindi una “forma di socialità” per l’uomo
moderno che non ha tanto bisogno di cose, quanto di immagini.”
(Gianni Canova,
Direttore di DUEL, Docente di cinematografia IULM, Milano)
[3] Si
definisce corporate governance l'insieme di regole, di ogni
livello (leggi, regolamenti etc.) che disciplinano la gestione dell'impresa
stessa. La corporate governance include anche le relazioni tra i vari attori
coinvolti (gli stakeholders, chi detiene un qualunque interesse nella
società) e gli obiettivi per cui l'impresa è amministrata: attori
principali sono gli azionisti (shareholders), il management e il
consiglio di amministrazione (board of directors).
[4] A riguardo si veda Negoziare di D.Pietroni e R.Rumiati,
2004 - Raffaello Cortina Editore .
[5] Management = il
processo di definizione degli obiettivi di un'azienda (sia essa pubblica o
privata) e di guida della gestione aziendale verso il perseguimento di tali
obiettivi, attraverso l'assunzione di decisioni sull'impiego delle risorse
disponibili e, in particolare, delle risorse umane. Si suole distinguere il
management in base a distinti livelli di responsabilità e autorità in top
e middle management.
[6] La teoria
dei giochi è la scienza matematica che analizza situazioni di conflitto e
ne ricerca soluzioni competitive e cooperative tramite modelli, ovvero uno
studio delle decisioni individuali in situazioni in cui vi sono interazioni tra
i diversi soggetti, tali per cui le decisioni
di un soggetto possono influire sui risultati conseguibili da parte di un
rivale, secondo un meccanismo di retroazione.
Nel
modello della "Teoria dei Giochi" di John von Neumann e Oskar
Morgenstern, tutti devono essere a
conoscenza delle regole del gioco, ed essere consapevoli delle conseguenze di
ogni singola mossa. La mossa, o l'insieme delle mosse, che un individuo intende
fare viene chiamata "strategia". In dipendenza dalle strategie
adottate da tutti i giocatori (o agenti), ognuno riceve un "pay-off"
(che in inglese significa compenso, vincita, ma anche esito) secondo
un'adeguata unità di misura, che può essere positivo, negativo o nullo. Un
gioco si dice "a somma costante" se per ogni vincita di un giocatore
v’è una corrispondente perdita per altri. In particolare, un gioco "a
somma zero" fra due giocatori rappresenta la situazione in cui il
pagamento viene corrisposto da un giocatore all'altro. La strategia da seguire
è strettamente determinata, se ne esiste una che è soddisfacente per tutti i
giocatori; altrimenti è necessario calcolare e rendere massima la speranza
matematica del giocatore, che si ottiene sommando i compensi possibili (sia
positivi sia negativi) moltiplicati per le loro probabilità.
[7] (Superclan, Feltrinelli, Milano 2003, pp. 60-70)
[8] Si
tratta di simulatori
(da cui il nome) di vita, piccoli personaggi completi di tratti fisici e
caratteriali diversi tra loro, che nascono, vivono, si riproducono e muoiono.
Abitano delle case (da costruire e arredare), hanno un lavoro, guadagnano simoleon (la
loro moneta) e vivono esistenze che ricordano quelle delle persone vere. Permettono
agli utenti, rappresentati da avatar di
interagire gli uni con gli altri. I residenti possono esplorare, socializzare,
incontrare altri residenti e gestire attività di gruppo o individuali, creare
partnership e perfino sposarsi e realizzare progetti o viaggiare e teleportarsi
attraverso le isole e le terre che formano il mondo virtuale, i cui dati
digitali sono immagazzinati in una griglia di server a San
Francisco.
[9] In economia, si intende per mercato il luogo (anche in senso non fisico) deputato all'effettuazione degli scambi economici del sistema economico di riferimento; secondo un'altra definizione più finalistica, il mercato è l'insieme della domanda e dell'offerta, cioè degli acquirenti e dei venditori. In termini equivalenti, il mercato è definito come il punto di incontro della domanda e dell'offerta.
[10] I sottosistemi aziendali sono
molto più numerosi se consideriamo i vincoli molteplici che uniscono la vita
dell’azienda a quella del sistema sociale. (Il
Sistema d’Azienda – G. Giappichelli Editore, 1990)
[11] Le situazioni negoziali che,
nella realtà, vengono affrontate con un approccio distributivo sono
caratterizzate da un’articolata combinazione di strategie e di tattiche messe
in atto per il raggiungimento dell’obiettivo primario:la vittoria. Secondo
Pruitt e Carnevale (1993) l’approccio distributivo alla negoziazione è
caratterizzato anche da strategie basate sulla richiesta, in questo specifico caso
da una minaccia. (a riguardo si veda pag. 38 - Negoziare di D.Pietroni e R.Rumiati, 2004 - Raffaello Cortina Editore).
[12] Al
momento, purtroppo, non esistono corsi universitari che offrano una formazione
per questa figura, anche se sono numerosi i corsi, pubblici e privati, che
preparano alla professione, come ad esempio quello organizzato dalla GEI
(Gruppo Economisti di Impresa). La professione dell'Information broker è molto
diffusa negli Stati Uniti e nel Nord Europa, in particolare in Germania e nel
Regno Unito, mentre in Italia comincia ad affermarsi solo di recente. Si può
prevedere che questa figura sia destinata, anche in Italia, ad un ruolo sempre
più rilevante per via dell'immenso quantitativo di informazioni diffuse e
presenti in rete, l'accesso alle quali resta un lavoro per professionisti con
esperienza e competenze specifiche.
[13] (tratto
da the Corporation – o la borsa o la vita, Fandango doc, Feltrinelli real cinema, autori vari)
[14]
Bernard Madoff, ex presidente del NASDAQ e uomo molto famoso
nell'ambiente di Wall Street. L'accusa nei sui confronti è di aver creato una
truffa compresa tra i 50 e il 65 miliardi di dollari (una delle maggiori della
storia degli Stati Uniti) proprio
sul modello dello schema di Ponzi, attirando nella sua rete molti fra i
maggiori istituti finanziari mondiali. Il 12 marzo 2009 Bernard Madoff si è
dichiarato colpevole di tutti gli 11 capi d'accusa a lui ascritti ed è stato
condannato a 150 anni di carcere.
Un promotore promette guadagni fuori dagli standard su un
investimento a breve termine, spesso riferendosi in termini fumosi a meccanismi
complessi o inesistenti.
Senza un investimento documentato, solo pochi investitori danno
fiducia al promotore, il quale si assicura di rispettare i patti: pagherà
quanto pattuito, anche se lo farà andando in perdita o più spesso prelevando
fondi versati da nuovi investitori. In seguito così potrà beneficiare della sua
buona fama per far aumentare il capitale investito e il numero degli
investitori.
I primi investitori, ripagati, reinvestiranno i fondi e parleranno
bene dell'investimento attirando nuove vittime, fino a che il promotore, giunto
al massimo del guadagno, sparirà nel nulla con i soldi presenti in quel
momento.
Presto o tardi tuttavia la difficoltà di reperire nuovi adepti
porterà lo schema a collassare da solo, non riuscendo a ripagare gli
investimenti o venendo scoperto dalle forze dell'ordine.
(Mitchell Zuckoff, Ponzi's Scheme: The True Story of a Financial
Legend. Random
House, New York, 2005)